Tre città, un unico percorso di formazione e una sfida comune: prepararsi a vivere il Servizio Civile Universale all’estero con maggiore consapevolezza degli strumenti, dei valori e delle responsabilità che questa esperienza porta con sé.
Si è svolto contemporaneamente a Napoli, Roma e Milano il corso di formazione generale promosso dalla Fondazione Amesci e rivolto alle operatrici e agli operatori volontari impegnati nei progetti all’estero, avviati in servizio il 18 settembre.
I giovani si preparano ora a raggiungere le sedi dei progetti in Albania, Bolivia, Bosnia Erzegovina, Ecuador, Francia, India, Kenya, Perù, Repubblica Ceca e Spagna dove nei prossimi mesi saranno chiamati a confrontarsi con contesti sociali, culturali e territoriali profondamente diversi.
Il percorso formativo ha rappresentato innanzitutto un’occasione per riscoprire le radici e il significato del Servizio Civile. Dall’evoluzione storica dell’istituto al concetto di Patria, dal dovere della sua difesa civile, non armata e nonviolenta alla gestione positiva dei conflitti e alla comunicazione nonviolenta, i partecipanti hanno potuto approfondire i principi che danno senso all’esperienza che hanno scelto di intraprendere.
Un’ampia sessione è stata inoltre dedicata agli apprendimenti interculturali, tema particolarmente significativo per giovani che si preparano a svolgere il proprio servizio fuori dall’Italia. Il confronto con culture, abitudini, linguaggi e sistemi di riferimento differenti è stato affrontato come parte integrante dell’esperienza all’estero: un processo che richiede capacità di ascolto, apertura, adattamento e consapevolezza del proprio punto di vista, trasformando l’incontro con la diversità in un’occasione concreta di apprendimento.
Temi che si inseriscono pienamente nella formazione generale prevista dal Servizio Civile Universale, chiamata a collocare la singola esperienza dei giovani all’interno delle finalità e dei valori fondanti dell’istituto e a promuovere una cultura della pace e della cittadinanza attiva.
Accanto agli approfondimenti teorici, ampio spazio è stato dedicato alle dinamiche di gruppo, attraverso attività pensate per favorire conoscenza reciproca, partecipazione e costruzione di un’identità comune. Sono stati inoltre affrontati gli aspetti normativi e organizzativi che regolano il funzionamento del Servizio Civile Universale, fornendo ai giovani gli strumenti necessari per affrontare con maggiore consapevolezza il proprio anno di servizio.
«La formazione generale è ogni anno uno dei momenti più importanti del percorso dei nostri volontari, ma per chi ha scelto un progetto all’estero assume un significato ancora più particolare – sottolinea Guido Spaccaforno, responsabile della formazione della Fondazione Amesci –. Prima della partenza è importante fermarsi a riflettere non soltanto su ciò che concretamente si andrà a fare, ma sul perché si è compiuta questa scelta. Parlare di Patria, di difesa nonviolenta, di gestione dei conflitti significa interrogarsi sul senso profondo del Servizio Civile e sulla responsabilità che ciascun giovane porta con sé quando entra in una comunità, a maggior ragione quando quella comunità si trova in un altro Paese».
«Partire per un progetto all’estero significa anche accettare una sfida – prosegue Spaccaforno –. Vuol dire incontrare culture, persone e modi di vivere differenti, imparare a leggere contesti nuovi e mettere in discussione alcune delle proprie certezze. Per questo abbiamo voluto dedicare uno spazio importante anche agli apprendimenti interculturali: la formazione non è soltanto trasmissione di conoscenze, ma uno spazio nel quale costruire consapevolezza, strumenti relazionali e capacità di stare con gli altri. Ed è anche il momento nel quale tanti giovani che stanno per partire scoprono di essere parte di una comunità più grande, quella del Servizio Civile Universale».
A guidare e accompagnare i giovani nelle tre sedi sono stati Teresa Armanno, Alessandro Carofano e Antonio Santillo, componenti dello staff di formazione della Fondazione Amesci. Il percorso si è inoltre arricchito del contributo di esperti provenienti da diverse realtà impegnate nella dimensione internazionale, sociale ed educativa: Alessandro Zuottolo dell’Associazione AMYCOS di Burgos, Francesco Orlando del Collectif pour un Service Européen, Flavia Teodori dell’Associazione A.G.A.P.E. ETS e Sara Catucci della Fondazione l’Albero della Vita. I loro contributi hanno consentito di affiancare ai contenuti della formazione esperienze e prospettive maturate sul campo, con una particolare attenzione alla dimensione interculturale dell’esperienza di servizio all’estero.
L’incontro tra giovani provenienti da esperienze diverse e destinati a Paesi differenti ha permesso così di trasformare le giornate di formazione in uno spazio comune di confronto: un passaggio che precede la partenza, ma che è già parte integrante dell’esperienza di Servizio Civile. Per i volontari comincia ora la fase più intensa del percorso: portare quei valori, quelle domande e quegli strumenti nei territori e nelle comunità che li accoglieranno, facendo dell’esperienza all’estero non soltanto un’occasione di crescita personale, ma un esercizio concreto di cittadinanza, incontro e costruzione della pace.








