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Ukraine sotto pesantissimo attacco russo. Bombardamenti a Leopoli, in prossimità del treno con 110 attivisti italiani

6 Ottobre 2025
in Europa

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Questa notte vi è stato un pesantissimo attacco russo in molte aree del paese e a Leopoli (Lviv) con droni, bombe a grappolo, missili da crociera x101 e ipersonici Kinzahl. Vicino alla stazione pesanti e continue esplosioni, con diverse esplosioni che hanno illuminato a giorno il cielo notturno, fumo e tantissimi colpi della contraerea.

Da quanto abbiamo appreso grazie alle importantissime app di “allarme” con cui convivono gli ucraini, gli attacchi sono iniziati a Ovest di Kyïv nell’Oblast di Zytomyr e seguiti a Rivne e soprattutto a Leopoli. Il treno si è fermato a Leopoli per 2 ore attendendo che si attenuasse il bombardamento ma siamo dovuti rimanere a bordo perché il personale del treno, probabilmente in contatto con le forze armate, riteneva più sicuro poter ripartire velocemente verso il confine.

Il treno é in rientro della quattordicesima missione del Mean, finalizzate all’incontro con la società civile ucraina, per chiedere insieme all’Europa di istituire i Corpi Civili di Pace, con a bordo 110 attivisti italiani di 35 associazioni tra cui Azione Cattolica, Acli, ANCI, MoVI, MASCI, AGESCI, Base Italia, Fondazione Gariwo, Piccoli Comuni del Welcome, Reti della Carità, Progetto Sud, Ordine Francescano Secolare. Il treno ha poi proseguito la sua corsa ordinaria verso il confine polacco.

Perché eravamo a Kharkiv e questa notte abbiamo attraversato tutto il territorio da Est a Ovest sotto gli attacchi ?

È in corso la quattordicesima missione del Mean dall’invasione russa del Febbraio 2022. Quest’ultima missione è stata costruita nel corso dell’ultimo anno e per la quale abbiamo realizzato decine di incontri online con la società civile ucraina per costruire progetti su quelle che sono le loro reali necessità di andare avanti nonostante la prossimità del confine russo, 40 km, coperta dai missili russi in 40 secondi.
A kharkiv abbiamo incontrato il vertice dell’Università (che dallo scoppio della guerra è stata chiusa solo 2 settimane) nonostante abbia subito 24 attacchi e in parte distrutta. Lavoratori e imprese di “Risetogheter” in molti casi imprese rase al suolo in cui gruppi di lavoratori stanno raccogliendo fondi per ricostruire. Abbiamo proseguito la costruzione di gemellaggi tra sindaci italiani e ucraini.
Insieme al nunzio apostolico Visvaldas Kulbokas, il vescovo cattolico e greco cattolico e ortodosso ci siamo riuniti in preghiera al cimitero in onore dei caduti per difendere Kharkiv e dei caduti di tutte le guerre. L’Ucraina si difende da 1319 giorni per il solo desiderio di appartenere all’Europa. E questa notte tra i boati dei missili e il ronzio dei droni la resistenza della contraerea ucraina è stata decisiva anche per noi.


Saremo al loro fianco fino a quando sarà necessario. La società civile non può stare solo a guardare, può intervenire e deve farlo ora. La resistenza non è un fatto solo di armi, di finanziamenti e di intese tra governi, ma è soprattutto un sentimento popolare che porta gli ucraini a portare avanti le loro esistenze quotidiane nonostante tutto. Come le donne che abbiamo incontrato nella Cattedrale Sant’Alessandro a Kyiv che si occupano di giustizia riparativi e di anticorruzione, sono oggi senza dubbio la migliore società civile Europa. Ed è con gli ucraini e dall’Ucraina che il Mean chiede all’Europa di essere accanto agli ucraini fino a quando sarà necessario e di istituire ed inviare i Corpi Civili di Pace.
Noi ora stiamo bene, Abbiamo passato il confine polacco per tornare a casa, gli ucraini purtroppo vivono ancora nel terrore quotidiano

“Vivere questa esperienza e andare a Kiev e Kharkiv di persona ci ha unito al popolo ucraino; l’esperienza sul treno, all’altezza di Leopoli, ci ha fatto ancor più toccare con mano quello che gli ucraini vivono ogni giorno da tre anni e mezzo. L’incontro con le persone, con la società civile ucraina, per me è stato importante e preziosissimo. Donne e uomini che si occupano di giustizia riparativa in tempi di guerra dal 2014 ad oggi per cercare di lenire le ferite, di ricomporre le relazioni e non permettere che il Paese si lasci andare al dolore, all’odio, al rancore. E’ incredibile la loro forza e voglia di pace e di libertà. In tanti momenti ho incrociato lo sguardo di donne che nel vederci si commuovevano. Abbiamo pianto insieme ma anche cantato insieme come simbolo di resistenza. Quanto dolore ma quanta forza e dignità. Bisogna arrivare a una pace giusta il prima possibile!” ha commentato Chiara Segafredo, Responsabile sede di Padova della Fondazione Amesci che ha preso parte all’iniziativa umanitaria.


“Il nostro è un messaggio che portiamo a nome della società civile non violenta europea. Chiediamo all’UE di istituire i corpi civili di pace, di indire una conferenza dei cittadini sulla sicurezza e la pace in Europa, di non abbandonare l’Ucraina per tutto il tempo che sarà necessario” conclude Segafredo.

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